Mangiare senza lattosio in viaggio: cosa ho trovato nei locali quest’estate

da Mario Whitehead
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La mia estate tra ristoranti, pizzerie e hotel

Il viaggio è qualcosa di bello, fatto di luoghi da scoprire, esperienze da vivere, persone da incontrare e, naturalmente, anche di cibo.

Ma può diventare molto più difficile da vivere quando si deve fare attenzione a ciò che si mangia.

Eppure siamo in Italia, il Paese dove il cibo rappresenta una parte importante della cultura e dell’esperienza di viaggio. Proprio per questo, durante questa estate mi sono trovato ancora una volta a riflettere su quanto possa essere complicato per chi ha un’intolleranza al lattosio riuscire a vivere un’esperienza gastronomica con la stessa libertà degli altri.

Nel mio caso, questa esigenza riguarda me e la mia famiglia, che durante i nostri viaggi dobbiamo prestare particolare attenzione alla presenza di lattosio nei prodotti e nei piatti che scegliamo.

Non parlo soltanto della possibilità di trovare un prodotto senza lattosio.

Il problema, almeno secondo la nostra esperienza, è riuscire a trovare questa attenzione all’interno della gestione quotidiana di un locale.

Durante l’estate abbiamo avuto modo di frequentare diversi ristoranti, pizzerie, bar e strutture ricettive e abbiamo iniziato a prestare ancora più attenzione a quello che veniva proposto a chi, come noi, deve fare attenzione al lattosio.

Pizza degustazione con diverse varietà di pizza.
Pizza degustazione con diverse proposte da assaporare.

Il risultato è stato abbastanza significativo: 7 locali su 10 tra quelli che abbiamo frequentato non ci sono sembrati ancora realmente preparati a gestire questa esigenza in maniera semplice e naturale.

Non vuole essere una statistica nazionale, né un’indagine sulla ristorazione italiana. È semplicemente il risultato delle nostre esperienze personali durante questa estate.

Ed è proprio da queste esperienze che nasce questo articolo.

Perché il punto non è pretendere che ogni ristorante abbia un intero menù dedicato al senza lattosio.

Il punto è un altro: una persona dovrebbe poter scegliere cosa mangiare senza sentirsi ogni volta costretta a trovare una soluzione alternativa.

Quando anche una semplice pizza diventa un problema

Pensiamo a una situazione molto semplice: una pizzeria.

La margherita è probabilmente una delle pizze più conosciute e ordinate in assoluto. Eppure, in diverse occasioni, ci siamo trovati davanti alla stessa difficoltà: la possibilità di sostituire la mozzarella con una mozzarella senza lattosio non era prevista.

E qui iniziano le alternative.

Pizza marinara, pizza bianca, una pizza con altri ingredienti oppure la ricerca di un formaggio stagionato che possa essere utilizzato al posto della mozzarella.

Soluzioni che possono funzionare, naturalmente, ma che trasformano una scelta semplicissima in qualcosa che deve essere studiato e concordato ogni volta.

Ed è proprio questo che, secondo noi, dovrebbe cambiare.

Non è necessario avere decine di prodotti alternativi. A volte basterebbe avere una soluzione semplice già prevista.

Quando invece una pizzeria riesce a proporre una sostituzione senza trasformare la richiesta in un problema, la differenza si sente immediatamente.

Non è soltanto la pizza a cambiare.

È il modo in cui ci si sente accolti.

Al ristorante bisogna ancora studiare il menù

La stessa situazione può presentarsi al ristorante.

Il menù magari è ricco e le proposte sono numerose, ma quando arriva il momento di scegliere bisogna iniziare a chiedersi:

Questo piatto contiene latte?

Ci sono burro o panna?

Il condimento prevede formaggio? E, in caso, quale tipologia?

È possibile sostituire quell’ingrediente?

E così la scelta del piatto diventa una piccola indagine.

Durante i nostri viaggi ci è capitato di dover chiedere più volte informazioni al personale per capire quali fossero le possibilità per noi.

Non considero necessariamente negativo il fatto di dover chiedere.

Anzi, preferisco sempre domandare piuttosto che rischiare.

La differenza arriva quando troviamo qualcuno che conosce bene ciò che viene servito e riesce a indicarci immediatamente le alternative.

In quel momento non dobbiamo più studiare ogni singolo ingrediente.

Possiamo semplicemente scegliere.

Ed è proprio questa, secondo me, la vera differenza tra un locale che si limita a “gestire” una richiesta e uno che invece ha imparato ad accogliere una specifica esigenza alimentare.

7 realtà su 10: quando trovare il senza lattosio non è così semplice

Chi mi conosce attraverso il mio blog sa che non frequento una sola tipologia di locali o strutture.

Non sono il tipo di viaggiatore che cerca necessariamente strutture a 4 o 5 stelle, perché mi piace vivere il territorio per quello che realmente ha da offrire, indipendentemente dal livello della struttura, anzi tendo a spingermi ed andare dove gli altri non vogliono andare.

Il mio passato e la mia esperienza nel settore del turismo mi hanno inoltre insegnato a riconoscere e valutare le caratteristiche di un locale, di un ristorante o di una struttura anche in relazione alla sua categoria e al tipo di offerta che propone.

Per questo, quando viaggio, mi piace spingermi anche dove magari altri non si fermerebbero.

Voglio capire come viene presentata l’offerta di un territorio, cosa può realmente trovare un turista o un semplice passante e quanto una destinazione sia effettivamente pronta ad accogliere chi la visita.

Ed è anche per questo che, in questa analisi, non ho voluto concentrarmi soltanto su locali di un determinato livello.

Ho messo insieme esperienze diverse, perché credo che l’attenzione verso il cliente e verso le sue esigenze non dovrebbe dipendere necessariamente dalla categoria del locale o da quanto si spende.

Non voglio quindi stilare una classifica dei locali migliori o peggiori, né stabilire chi abbia lavorato bene e chi no.

Voglio semplicemente mostrare situazioni molto diverse tra loro e, soprattutto, raccontare attraverso alcuni esempi positivi cosa può realmente fare la differenza per un cliente che viaggia e deve prestare attenzione al lattosio.

Per me, infatti, un locale preparato non è necessariamente quello che offre un menù completamente senza lattosio.

È quello in cui, quando comunico la mia esigenza, non devo ricominciare tutto da capo.

Cosa significa davvero essere preparati per il senza lattosio

Per me e la mia famiglia significa soprattutto una cosa: attenzione.

Non pretendiamo che un ristorante possa avere qualsiasi prodotto disponibile per ogni possibile esigenza alimentare.

Ci aspettiamo però che, quando una persona comunica un’intolleranza, il personale sappia almeno orientarla tra le proposte disponibili.

Anche le informazioni fanno la differenza.

Un menù che indica chiaramente alcune alternative, personale che conosce gli ingredienti utilizzati oppure la possibilità di sostituire un prodotto possono cambiare completamente l’esperienza.

E non sempre servono grandi investimenti.

A volte basta conoscere meglio i prodotti utilizzati, avere qualche alternativa disponibile e soprattutto sapere come gestire la richiesta del cliente.

Perché quando una persona comunica un’intolleranza, non dovrebbe essere vista come un ostacolo all’organizzazione del locale.

Dovrebbe semplicemente essere considerata una delle tante esigenze che possono presentarsi durante una normale giornata di lavoro.

E questo è esattamente quello che ci aspettiamo quando entriamo in un locale.

Non un trattamento speciale, ma semplicemente la possibilità di scegliere.

Le situazioni che ho incontrato durante l’estate

Durante questa estate ho avuto modo di osservare diverse situazioni e, proprio grazie ad alcune esperienze positive, ho capito ancora meglio cosa può fare la differenza.

Non serve necessariamente avere un’offerta enorme.

A volte è sufficiente che il personale sappia ascoltare, conoscere ciò che propone e trovare una soluzione insieme al cliente.

In pizzeria: quando una sostituzione cambia tutto

La pizza è probabilmente uno degli esempi più semplici.

Una persona entra in pizzeria, guarda il menù e sceglie la pizza che preferisce.

Se c’è la possibilità di sostituire la mozzarella tradizionale con una mozzarella senza lattosio, l’esperienza cambia completamente.

Non siamo più costretti a scegliere una pizza diversa soltanto perché quella che avevamo scelto inizialmente non è disponibile nella versione adatta alle nostre esigenze.

È una modifica semplice, ma dal punto di vista del cliente può significare molto.

Ed è proprio questo il tipo di attenzione che vorrei trovare sempre più spesso.

Pizza con prosciutto crudo di Parma, rucola e Grana.
Pizza con prosciutto crudo di Parma, rucola e scaglie di Grana.

Al ristorante: quando il personale conosce le alternative

Al ristorante la situazione può essere ancora più interessante.

Qui non sempre è necessario avere piatti specificamente indicati come “senza lattosio”.

A volte è sufficiente che il personale conosca bene gli ingredienti e sappia proporre una modifica.

In alcune delle nostre esperienze, io o e la mia famiglia abbiamo semplicemente spiegato la nostra esigenza e il personale ci ha aiutato a individuare le possibilità presenti nel menù.

Questo è il momento in cui una semplice richiesta diventa parte naturale dell’esperienza.

Non ci siamo sentiti un problema da risolvere.

Ci siamo sentiti clienti che devono semplicemente scegliere cosa mangiare.

In hotel: quando la colazione viene pensata per tutti

La colazione in hotel dovrebbe essere uno dei momenti più semplici della giornata.

Il buffet spesso propone brioche, pane, yogurt, latte, cereali, torte e molti altri prodotti.

Per questo apprezzo particolarmente quelle strutture che, oltre alla classica proposta, riescono a prevedere anche qualche alternativa per chi deve evitare il lattosio, così come altre intolleranze.

Un cornetto vegano, non confezionato, può essere una soluzione molto semplice per sostituire il classico cornetto del buffet e permettere anche a chi deve evitare il lattosio di iniziare la giornata con una vera colazione, senza dover ripiegare necessariamente sulla solita brioche confezionata.

Lo stesso discorso vale per uno yogurt senza lattosio, un biscotto, una torta, una bevanda vegetale o altri prodotti compatibili con le nostre esigenze che possono essere inseriti nella normale proposta della colazione.

Non parlo quindi di creare un buffet completamente diverso o di riempire la cucina di prodotti specifici. Parlo di sostituire o affiancare alcuni prodotti già presenti con alternative semplici, possibilmente fresche e presentate al cliente come parte integrante della colazione.

Perché anche l’occhio vuole la sua parte: trovare davanti a sé un cornetto vegano appena presentato nel buffet è un’esperienza completamente diversa dal ricevere una brioche confezionata e sentirsi dire che quella è “l’alternativa per chi non può mangiare lattosio”.

La differenza non è soltanto nel prodotto.

È nel modo in cui viene pensata e presentata l’accoglienza.

Significa semplicemente far sentire anche quel cliente parte della colazione.

Ed è proprio questo che secondo me dovrebbe essere il concetto di ospitalità.

Le 3 realtà che ci hanno sorpreso positivamente fino ad oggi

Fortunatamente, durante queste ultime estati, abbiamo incontrato anche realtà che ci hanno lasciato una sensazione completamente diversa.

Sono state 3 le realtà che ci hanno sorpreso positivamente per il modo in cui hanno gestito le nostre esigenze.

Ed è importante raccontare anche questi esempi.

Anzi, forse sono proprio gli esempi positivi quelli dai quali si può imparare di più.

Il mio obiettivo non è dire che la ristorazione italiana non è preparata.

Al contrario.

Queste esperienze dimostrano che con un po’ di attenzione si può fare molto.

Alpholiday Dolomiti: quando l’attenzione fa la differenza

La prima esperienza positiva è stata Alpholiday Dolomiti, nel cuore della Val di Sole.

Qui abbiamo apprezzato praticamente tutto, dalla colazione al pranzo fino alla cena, perché la nostra esigenza è stata considerata con grande naturalezza durante tutta l’esperienza.

La cosa che abbiamo percepito immediatamente è stata proprio questa: non abbiamo mai avuto la sensazione di dover chiedere qualcosa di particolare o di mettere in difficoltà il personale. Abbiamo semplicemente spiegato le nostre esigenze e, da quel momento, ci sono state proposte soluzioni e prodotti adatti, senza dover continuamente ricordare il problema.

A colazione, poi, la scelta è stata davvero oltre ogni aspettativa. Non ci siamo trovati davanti alla classica alternativa messa lì tanto per dire che “c’era qualcosa anche per noi”, ma davanti a una colazione completa, con tantissima scelta e diverse proposte abbinate alle nostre esigenze, tra yogurt, cornetti e tanti altri prodotti.

E lo stesso livello di attenzione lo abbiamo ritrovato anche durante i pasti. A pranzo e a cena abbiamo trovato prodotti e preparazioni pensati per poter essere abbinati alle nostre esigenze, senza dover rinunciare alla varietà e, soprattutto, senza avere la sensazione di mangiare qualcosa di diverso perché “non c’era altra possibilità”.

Nessuna situazione complicata, nessuna sensazione di aver creato un problema.

Semplicemente, abbiamo spiegato la nostra esigenza e trovato una soluzione, con una varietà che in alcuni momenti è andata persino oltre quello che ci aspettavamo di trovare.

Ed è proprio questo che, secondo me, dovrebbe diventare sempre più normale: non avere necessariamente un menù completamente diverso, ma trovare attenzione, conoscenza degli ingredienti e una scelta adeguata alle esigenze del cliente, dalla colazione alla cena.

Perché quando tutto questo avviene con naturalezza, l’intolleranza passa quasi in secondo piano e puoi finalmente concentrarti sulla cosa più importante: goderti il viaggio e quello che hai nel piatto.

Binario Magic Pub: una scelta semplice e immediata

Anche Binario Magic Pub nel piccolo centro di Palazzago merita di essere citato nella vicina e bellissima Bergamo.

Questa struttura abbraccia praticamente tutte le esperienze, dal bar al pub, dal ristorante fino all’hotel, e proprio per questo è stato interessante vedere come è stata gestita la nostra esigenza.

In questo caso è bastato comunicarla già in fase di prenotazione.

Da quel momento in poi, tutte le esperienze che abbiamo vissuto sono state praticamente naturali. Dal bar alla colazione, fino alla cena, non abbiamo dovuto continuamente spiegare o ricordare le nostre necessità.

Abbiamo semplicemente comunicato in anticipo la nostra esigenza e poi abbiamo potuto vivere normalmente il soggiorno, trovando prodotti e proposte adatti alle nostre necessità senza trasformare ogni momento legato al cibo in una situazione da gestire.

Ed è proprio questo l’aspetto che abbiamo apprezzato maggiormente: la semplicità.

Quando una richiesta viene recepita prima ancora dell’arrivo e poi gestita con naturalezza durante tutto il soggiorno, il cliente non deve più preoccuparsi di chiedere continuamente cosa può o non può mangiare.

E per chi viaggia e deve prestare attenzione a quello che mangia, questa semplicità vale moltissimo.

Perché alla fine non chiediamo un trattamento speciale. Chiediamo semplicemente di poter vivere l’esperienza come tutti gli altri, dalla colazione alla cena, senza che la nostra esigenza alimentare diventi il centro dell’attenzione.

Montepeloso pizza 1960: l’esperienza che vorrei trovare più spesso

Infine c’è Montepeloso pizza 1960, a Lucera, città federiciana.

Ci sono stato diverse volte e questo mi permette di parlare di un’esperienza che non si è limitata a una singola occasione. Ogni volta ho ritrovato la stessa attenzione nei confronti della nostra esigenza, senza sorprese.

Qui abbiamo trovato molta attenzione verso l’intolleranza, a partire dalla scelta degli impasti fino alla disponibilità del personale nel guidarci nelle nostre scelte. Abbiamo sempre avuto la sensazione che la nostra esigenza fosse conosciuta e gestita con naturalezza.

È un aspetto che ho apprezzato particolarmente, anche perché dimostra che sul mio territorio ci sono realtà capaci di prestare questa attenzione e di farlo in maniera concreta e costante.

Ogni volta che siamo tornati, abbiamo potuto sederci e pensare semplicemente a quale pizza avremmo voluto mangiare, invece di partire dalla domanda su cosa fosse possibile mangiare.

E proprio la continuità dell’esperienza, per me, è uno degli aspetti più importanti: non basta essere preparati una volta. Quando un cliente torna, vorrebbe ritrovare la stessa attenzione e la stessa disponibilità.

Sono proprio queste esperienze a dimostrare che l’attenzione verso il cliente non deve necessariamente essere complicata.

Spesso è sufficiente essere preparati, conoscere le proprie proposte e avere la volontà di trovare una soluzione.

Ed è questo il tipo di esperienza che, personalmente, vorrei trovare sempre più spesso quando viaggio, ma anche quando esco a mangiare vicino casa.

Un altro esempio virtuoso: il biscottificio artigianale Di Giacomo di Pescocostanzo, quando l’artigianalità incontra l’attenzione

Fuori dai tre esempi principali che ho voluto raccontare, voglio aggiungere anche un’altra esperienza che mi ha particolarmente colpito il mese scorso.

E voglio farlo proprio perché parliamo di Pescocostanzo, un piccolo borgo di circa mille abitanti, dove passeggiando tra le sue strade ci siamo imbattuti quasi per caso in una realtà artigianale che non ci aspettavamo di trovare.

Passeggiando per Pescocostanzo, sono entrato insieme alla mia famiglia in questo locale “biscottificio artigianale Di Giacomo” letteralmente trascinato dal profumo di cannella.

Biscottificio Di Giacomo a Pescocostanzo, laboratorio artigianale di biscotti.
Il Biscottificio Di Giacomo di Pescocostanzo, dove l’artigianalità incontra la tradizione.

Sinceramente, entrando, non avevamo grandi aspettative di trovare molte alternative adatte alle nostre esigenze e invece ci siamo trovati davanti a una bella sorpresa.

I proprietari hanno iniziato a farci una descrizione dettagliata dei prodotti, dimostrando una preparazione davvero impressionante e, allo stesso tempo, una grande semplicità nello spiegare i prodotti e tutti gli ingredienti presenti. Ci hanno accompagnati nella scelta, spiegandoci le diverse possibilità e permettendoci di provare diverse qualità di prodotti.

E l’assaggio è stato a dir poco stupefacente.

Abbiamo trovato sapori unici, particolari e davvero molto interessanti, capaci di farci dimenticare per un momento che stavamo cercando qualcosa di adatto alle nostre esigenze.

È stata una di quelle esperienze che non avevamo programmato e che, proprio per questo, ci ha sorpreso ancora di più.

Abbiamo trovato persone preparate, capaci di raccontare ciò che producono e di accompagnare il cliente nella scelta, prestando attenzione anche a un’esigenza alimentare specifica.

Ed è proprio questo che mi piace quando racconto le piccole realtà del territorio: a volte basta entrare in un’attività quasi per caso per scoprire attenzione, passione e una qualità che non ti aspettavi di trovare.

Non è solo una questione di prodotti, ma di accoglienza

Quello che mi sono portato dietro queste ultime estati è che il problema non riguarda soltanto la disponibilità di un prodotto senza lattosio.

Riguarda soprattutto l’accoglienza.

Quando una persona entra in un ristorante, in una pizzeria o in un hotel, vuole vivere la stessa esperienza degli altri.

Vuole sedersi, leggere il menù, scegliere e mangiare.

Non vuole diventare automaticamente “il cliente con l’intolleranza”.

E soprattutto non vuole sentirsi come se la propria esigenza avesse improvvisamente bloccato il normale funzionamento del locale.

A volte può essere anche imbarazzante vedere il volto del personale cambiare, quasi come a dire: “Cosa ci posso fare io?”.

È come se una richiesta del tutto normale diventasse improvvisamente qualcosa di difficile da gestire.

Ma non dovrebbe essere così.

Quando invece troviamo qualcuno che ascolta, conosce i prodotti e prova a trovare una soluzione, l’esperienza cambia completamente.

È questo il motivo per cui ho voluto raccontare soprattutto gli esempi positivi.

Perché non credo che serva puntare il dito contro chi ancora non è preparato.

Questo articolo non vuole essere una critica, ma soprattutto una condivisione di un’esperienza personale. Se alcune realtà non sono ancora riuscite a trovare il modo giusto per gestire queste esigenze, credo che raccontare cosa ha funzionato per noi possa essere molto più utile che limitarsi a sottolineare ciò che non ha funzionato.

Credo sia molto più interessante mostrare chi ha già trovato un modo semplice per farlo, così da permettere anche ad altri operatori di capire che, spesso, non servono soluzioni complicate o grandi investimenti.

A volte basta semplicemente fare qualche domanda per conoscere meglio le esigenze del cliente e la sua intolleranza, annotare le informazioni più importanti per gestirle al meglio anche in futuro, avere qualche alternativa e sapere come accogliere la richiesta con naturalezza.

Se questo articolo riuscisse anche solo a far riflettere un ristoratore, un pizzaiolo o un albergatore e a spingerlo a chiedersi “cosa potrei fare per accogliere meglio un cliente con questa esigenza?”, allora avrebbe già raggiunto uno dei suoi obiettivi.

Viaggiare senza lattosio: c’è ancora strada da fare

Questa estate mi ha lasciato una considerazione molto semplice.

In Italia mangiare bene non è difficile. Mangiare senza lattosio con la stessa libertà degli altri, invece, può ancora esserlo.

Non lo dico per criticare indistintamente ristoranti, pizzerie o hotel.

Anzi.

Le tre esperienze positive vissute dimostrano che qualcosa può essere fatto con molta semplicità e con un po’ di attenzione in più.

A volte serve un piccolo studio iniziale su come introdurre alcuni prodotti e alternative, mantenendo possibilmente prezzi in linea con quelli degli altri prodotti già presenti.

Serve conoscere meglio le esigenze del cliente.

Serve anche, quando possibile, chiedere direttamente alla persona di cosa ha bisogno, perché non tutte le esigenze sono uguali e nessuno meglio del cliente può spiegare cosa gli permette di vivere serenamente la propria esperienza.

E poi serve avere qualche alternativa.

Non decine.

Non necessariamente un menù completamente dedicato.

Qualche alternativa reale, pensata e conosciuta dal personale.

Perché una persona con un’intolleranza vuole poter vivere un’esperienza durante un viaggio senza sentirsi diversa o sacrificata nella scelta.

Vuole poter sedersi davanti a un menù e pensare semplicemente:

“Cosa mi va di mangiare?”

E non:

“Cosa posso mangiare?”

È una differenza piccola nelle parole, ma enorme nell’esperienza.

Ed è forse proprio questa la direzione verso cui dovrebbe andare un turismo sempre più attento alle esigenze di tutti.

Non solo nelle grandi strutture e nei grandi hotel, ma anche nella quotidianità di una semplice attività.

Perché l’accoglienza, alla fine, si vede anche da queste piccole attenzioni.

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2 commenti

Valeria 27 Settembre 2026 - 08:08

Fa veramente riflettere: ormai le intolleranze alimentari sono diventate numerose e stupisce vedere che le diverse tipologie di locali non si siano ancora abituati a gestire queste situazioni non più come un evento a sè ma la normalità.
Posso capire quando io faccio presente la mia allergia al cacao, più unica che rara, ma l’intolleranza al lattosio o al glutine sono molto comuni.

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Mario Whitehead 27 Settembre 2026 - 14:39

Ed è proprio questo il punto. Con questo articolo voglio sensibilizzare i locali maggiormente a non considerare queste intolleranze in maniera basilare, cercando di tamponare con qualche singolo prodotto, ma di accompagnarli allo studio del prodotto, per evitare che un’intolleranza si trasformi in un problema per il locale stesso.

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