Un tema che avevo già accennato nelle mie precedenti interviste, e che anche questo mese di Settembre conferma con forza quanto scritto in passato: la destagionalizzazione torna al centro del dibattito sul turismo in Italia.
Un argomento non certo nuovo, ma che la pandemia ha riportato alla ribalta, accelerando la necessità di ripensare il modo di fare turismo.
Il mondo del turismo sta cambiando, e sta cambiando in fretta.
La pandemia ha dato l’input a nuove riflessioni, creando il terreno ideale per investire — finalmente — in questa direzione.
È un’occasione che, a mio avviso, non dobbiamo perdere.
Cosa significa davvero destagionalizzare
Ma le strutture italiane sono pronte per fare questo passo?
Con “strutture” non mi riferisco solo al mondo dell’hotellerie, che in gran parte già lavora tutto l’anno, ma a tutto l’ecosistema turistico:
Pro loco, associazioni, parchi tematici, cantine, musei, enti locali, infrastrutture.
In sintesi, tutto ciò che costituisce l’indotto turistico di una destinazione.
La destagionalizzazione potrebbe rappresentare un vero riscatto anche per gli hotel che vivono soprattutto di clientela vacanziera, offrendo loro la possibilità di fare business nei mesi morti, rinnovarsi e migliorare i servizi proprio nei periodi di minor flusso.
I nuovi comportamenti dei viaggiatori
Oggi più che mai, la destagionalizzazione è possibile.
La pandemia ha modificato profondamente le abitudini dei viaggiatori, che ora cercano esperienze autentiche, sostenibili e distribuite tutto l’anno, non solo nei classici periodi estivi o invernali.
Si viaggia di più in autunno, primavera e perfino in inverno, alla ricerca di destinazioni meno affollate e di ritmi più lenti.
Questo trend è una grande opportunità per l’Italia, che può finalmente ridistribuire i flussi turistici su dodici mesi.
L’Italia e le sue potenzialità
Un Paese con un’offerta unica al mondo
L’Italia, per ciò che offre, potrebbe diventare la prima grande potenza mondiale del turismo.
Non è solo un’affermazione ottimistica: l’Italia è al primo posto nel ranking mondiale per attrattività.
Se riuscissimo a fare sistema e a sviluppare un vero piano di destagionalizzazione del turismo, potremmo colmare il divario rispetto ad altri Paesi, rispondendo alla domanda crescente dei viaggiatori che sognano di visitare la nostra Penisola in ogni periodo dell’anno.
Il problema: i territori si muovono poco
Nonostante la crisi e i segnali di ripresa, bisogna ammettere una realtà:
gli hotel si muovono, ma i territori no.
La parola “destagionalizzazione” apre grandi speranze, ma troppo spesso queste si infrangono contro la mancanza di una politica istituzionale nazionale e locale in grado di redistribuire il turismo durante tutto l’anno.
I tentativi, quando ci sono, restano spesso azioni isolate di singoli albergatori o amministratori virtuosi, ma senza una vera strategia condivisa.
Fare sistema: la chiave del futuro
Diventa fondamentale avere una visione complessiva sullo sviluppo dell’economia del turismo, capace di coinvolgere ogni attore del settore.
Parlo anche da albergatore con vent’anni di esperienza e da travel blogger digitale: vedo ogni giorno quanto il sistema turistico abbia bisogno di coesione, collaborazione e pianificazione.
Essendo pugliese, posso dire che uno dei principali ostacoli alla destagionalizzazione è la carenza di collegamenti aerei e infrastrutture efficienti durante l’inverno.
I voli stagionali, ancora troppo pochi, rappresentano un limite enorme per il turismo del Sud e di molte aree interne italiane.
Ma questo è solo uno dei tanti nodi da sciogliere.
Serve un coinvolgimento reale dei territori, capace di creare rete tra pubblico, privato e operatori locali.
La destagionalizzazione non è solo un concetto economico, ma una mentalità nuova.
Un approccio che cerco di portare anche nel mio modo di viaggiare e di raccontare il turismo: vedere l’Italia non solo come una meta estiva, ma come un viaggio continuo, fatto di esperienze, culture e stagioni diverse.
Per far decollare il turismo in Italia basterebbe scrivere una sola frase e crederci davvero: “Il futuro è adesso.”
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Foto: Foto di Jossiel_Castillo da Pixbay
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