La mia esperienza in questa città più che una visita, si è trasformata in una passeggiata in una città da ascoltare. L’Aquila non racconta soltanto monumenti e chiese, ma fa percepire una storia lunga quasi otto secoli, fatta di terremoti, ricostruzioni, arte e orgoglio civico.
Visitare L’Aquila era tra le esperienze che volevo fare dopo il terremoto, per vedere, a distanza di anni, se fosse riuscita a riprendere in mano il vero cuore aquilano. Viverla ti fa rendere conto di come il territorio viva dei suoi segni anche a distanza di anni, ma anche di come le persone, con grande grinta, abbiano reagito a una tragedia che purtroppo è la natura a decidere dove colpire.
Vieni catapultato e immerso passeggiando tra monumenti storici, palazzi eleganti e signorili, chiese monumentali e locali caratteristici che, dopo il terremoto, regalano un segnale forte: la popolazione ha reagito all’evento e ha continuato a credere nella propria città.
Visitare L’Aquila oggi significa scoprire una delle città d’arte più sorprendenti dell’Italia centrale. Dopo il terremoto del 2009 il centro storico è tornato progressivamente a vivere, mostrando nuovamente la straordinaria concentrazione di palazzi nobiliari, chiese monumentali e piazze che caratterizzano la città.
La bellezza di questo territorio è riuscire a girarlo comodamente in una giornata e, se ti fermi più giorni, visitarlo in tutti i suoi dettagli, osservando il centro e conoscendo più da vicino tutti questi palazzi e monumenti.
Il mio itinerario a piedi parte dalla Fontana Luminosa, attraversa Corso Vittorio Emanuele, passa per Santa Maria Paganica e Palazzo Ardinghelli con il MAXXI L’Aquila, entra nel cuore del quartiere storico e raggiunge la Fontana delle 99 Cannelle. Da qui il percorso prosegue verso San Bernardino e Piazza Duomo, continua verso Piazza Palazzo e il Forte Spagnolo, per terminare alla Basilica di Collemaggio.
Un itinerario che puoi seguire in una giornata, ma che ti consiglio di vivere senza fretta.

Dove si trova L’Aquila
L’Aquila è nel cuore dell’Abruzzo, in un territorio caratterizzato da tantissimi piccoli borghi e immense montagne. Ne ho visitato qualcuno, come Ovindoli, Celano e Pescasseroli, e devo dire che ne sono rimasto davvero affascinato nell’ammirare il contrasto tra natura, storia e paesaggio. È il capoluogo della provincia dell’Aquila e una delle principali città abruzzesi.
La posizione in cui sorge, ai piedi del Gran Sasso e vicino al fiume Aterno, al centro della cosiddetta conca aquilana, regala uno scorcio di natura che si intravede nelle vie mentre passeggi. Davvero meraviglioso il contrasto che regala da diverse vie del centro.
Lascia ammaliati ammirare, durante il passeggio, come questa meravigliosa città nel cuore delle montagne abruzzesi si veda circondata quasi come da un abbraccio dal Gran Sasso, dal Sirente-Velino e dai monti Ocre e Cagno.
L’Aquila oggi
Visitare L’Aquila nel 2026 mi ha regalato un’immagine nuova e diversa dalle immagini del 2009, quando fu duramente colpita dal terremoto.
Addentrandosi nel centro storico si nota ancora oggi qualche ferita aperta, ma si nota anche l’eleganza, la semplicità della città e la voglia e l’intraprendenza dei commercianti di lasciarsi alle spalle quel periodo, dimostrando affetto a questa realtà.
Durante la mia visita sono rimasto stupito dalla semplicità delle persone, dalla semplicità di proporsi e dal sorriso che racconta una realtà che, nonostante tutto, si è rialzata.
Il centro storico dell’Aquila è oggi in gran parte nuovamente fruibile, anche se in alcuni punti la ricostruzione è ancora visibile e diversi cantieri continuano a ricordare il lungo percorso seguito dalla città dopo il terremoto.
Durante la visita in città potrai vedere gli antichi monumenti tornati allo splendore del passato, mentre qualche cantiere e le gru ancora presenti in alcuni punti ricordano che la ricostruzione non è ancora terminata e che la ferita del terremoto fa ancora parte del paesaggio della città.
Storicamente questa città è sempre stata ricca e quindi sono numerosi i palazzi signorili e le chiese, contornati da bellissimi scorci suggestivi.
Unica cosa che mi sento di consigliarti in questo itinerario alla scoperta dell’Aquila è un bel paio di scarpe comode, che non devono assolutamente mancare.
Fontana Luminosa: il vero ingresso al centro storico
La mia passeggiata comincia dalla Fontana Luminosa, il monumento che più di ogni altro segna l’ingresso nel centro storico.
Prima di arrivare all’Aquila non conoscevo questa fontana e, devo essere sincero, non immaginavo quanto fosse particolare.
Realizzata negli anni Trenta dallo scultore abruzzese Nicola D’Antino, la fontana è dominata da due figure femminili in bronzo che sostengono una grande conca abruzzese, il tradizionale recipiente utilizzato un tempo per trasportare l’acqua.

Quando cala la sera, i giochi di luce che illuminano la vasca trasformano questo luogo in uno degli scorci più suggestivi della città.
Da qui si apre Corso Vittorio Emanuele, la grande arteria pedonale che attraversa il centro storico.
Forte Spagnolo: il grande castello dell’Aquila
Il percorso prosegue verso il Forte Spagnolo, il monumento militare più importante dell’Aquila.
Costruito nel XVI secolo durante il dominio spagnolo, il castello si presenta ancora oggi con la sua imponente struttura quadrangolare, i bastioni angolari e il profondo fossato che lo circonda.

Le mura massicce e l’architettura difensiva raccontano una pagina fondamentale della storia del Regno di Napoli e testimoniano il ruolo strategico che l’Aquila ha avuto per secoli lungo le vie di collegamento tra Adriatico e Tirreno.
Il MuNDA e la cultura dell’Aquila nel 2026
Il Forte Spagnolo ha assunto un significato ancora più importante nel 2026, anno in cui L’Aquila è Capitale italiana della Cultura.
Il MuNDA – Museo Nazionale d’Abruzzo è tornato nella sua storica sede del Castello Cinquecentesco dal dicembre 2025, con la riapertura al pubblico di una parte degli spazi espositivi.
Personalmente non sono riuscito a visitarlo all’interno, perché sono arrivato tardi a causa dell’orario di chiusura.
Un motivo in più per tornare all’Aquila, approfondire il territorio e, perché no, conoscere qualche contesto aziendale esclusivo del territorio da abbinare alla visita della città.
Il museo conserva collezioni che raccontano secoli di storia regionale, dall’archeologia all’arte medievale e rinascimentale, offrendo un prezioso approfondimento sulla cultura del territorio.

Corso Vittorio Emanuele e Piazza Regina Margherita
Pochi minuti di cammino lungo Corso Vittorio Emanuele bastano per entrare nel cuore della città.
Tra palazzi storici, negozi, locali e persone che vivono quotidianamente il centro, puoi renderti conto di quanto questa strada rappresenti ancora oggi uno degli assi principali della vita aquilana.
Proseguendo si raggiunge Piazza Regina Margherita, uno dei salotti cittadini.
Tra tavolini all’aperto, intrattenimento di artisti di strada che regalano musica, alberi e palazzi storici, la piazza rappresenta uno dei punti di incontro più frequentati dagli aquilani.
Al centro della scena si trova la Fontana del Nettuno, inserita nella lunga facciata monumentale che caratterizza la piazza.
È uno di quei luoghi che puoi attraversare velocemente se hai poco tempo, ma che secondo me meritano qualche minuto in più per osservare la vita quotidiana della città.

Santa Maria Paganica e il quartiere storico
Lasciata Piazza Regina Margherita, il percorso conduce verso uno degli angoli più antichi della città: il quartiere di Santa Maria Paganica.
Qui si incontra la Chiesa di Santa Maria Paganica, tra i più importanti edifici religiosi aquilani. Le sue origini risalgono al Medioevo e la sua storia è stata profondamente segnata dai terremoti che hanno interessato la città nel corso dei secoli.
Durante il mio percorso sono passato per osservarla dall’esterno. La chiesa è ancora interessata dal lungo processo di ricostruzione del patrimonio religioso aquilano e proprio questo permette di cogliere quanto il terremoto faccia ancora parte del paesaggio della città.
Palazzo Ardinghelli e il MAXXI L’Aquila
Tra i tanti palazzi nobiliari aquilani, Palazzo Ardinghelli occupa un posto speciale.
L’edificio fu progettato tra il 1732 e il 1743 dall’architetto romano Francesco Fontana, figlio del più celebre Carlo Fontana. Il cuore dell’edificio è rappresentato dal cortile interno, da cui parte lo scenografico scalone monumentale di derivazione borrominiana, affrescato da Vincenzo Damini.
Dopo il sisma del 2009 il palazzo è stato restaurato e oggi ospita il MAXXI L’Aquila, sede dedicata all’arte contemporanea e uno dei simboli della rinascita culturale della città.
Se osservi con attenzione, tra Piazza Santa Maria Paganica e via Garibaldi, il palazzo riesce a unire diversi fattori tra, storia, architettura e contemporaneità in un modo che secondo me rappresenta molto bene l’Aquila di oggi.
Palazzo Burri e l’eleganza del nuovo volto dell’Aquila
Durante la passeggiata ho incontrato anche Palazzo Burri, che inizialmente non avevo capito di cosa si trattasse, ma entrando ho trovato un luogo che mi ha colpito soprattutto per l’atmosfera del suo spazio interno.
Il chiostro mi ha ricordato per eleganza e proporzioni alcuni dei caratteristici chiostri toscani e medicei, ma con una sensibilità diversa, legata al nuovo volto che L’Aquila sta costruendo con orgoglio.

Tra architettura storica e un assetto più contemporaneo, questo spazio rappresenta bene quella sensazione che ho avuto camminando per la città: il passato non viene cancellato, ma viene valorizzato e inserito in una nuova fase della vita aquilana.
Le chiese e il quartiere storico dell’Aquila
Una delle particolarità dell’Aquila è il legame tra chiese, quartieri e territori che contribuirono alla nascita della città. Aver conosciuto sul posto la tradizione dei 99 castelli è stato molto interessante, perché ancora oggi rappresenta uno degli elementi più conosciuti dell’identità aquilana e passeggiando nel centro storico puoi ritrovare questa storia nelle numerose architetture che caratterizzano i diversi quartieri.
Tra queste puoi incontrare la Chiesa di San Silvestro, la Chiesa di San Pietro a Coppito e la Chiesa di San Domenico, importanti testimonianze della storia religiosa e architettonica dell’Aquila.
Durante il mio percorso nel documentarmi sui vari aspetti di questa città ho voluto comunque osservarle dall’esterno. Il terremoto del 2009 ha colpito duramente questo patrimonio religioso e ancora oggi, sono tangibili i segni, osservando alcune di queste chiese.
Passeggiare in questa parte della città significa quindi scoprire, oltre ai monumenti più conosciuti, strade, piazze, chiese e palazzi che raccontano ancora oggi la storia dell’Aquila quasi a ogni angolo.

La Fontana delle 99 Cannelle: il simbolo dell’Aquila
Se esiste un monumento capace di rappresentare l’identità dell’Aquila, è sicuramente la Fontana delle 99 Cannelle.
Per raggiungere la Fontana delle 99 Cannelle bisogna allontanarsi un po’ dal cuore del centro storico dell’Aquila e affrontare una breve discesa. Situata nel quartiere della Rivera, una delle zone più antiche della città e a ridosso del fiume Aterno, la fontana si sviluppa in una piazzetta posta a un livello più basso rispetto alla strada.
Passeggiando lungo il suo perimetro si osservano mascheroni scolpiti, tutti diversi tra loro, dai quali sgorga continuamente l’acqua.
La tradizione vuole che le 99 Cannelle rappresentino i castelli che parteciparono alla fondazione della città nel XIII secolo. Ogni cannella presenta una faccia diversa e già questo particolare, unito al contrasto tra i diversi elementi, fa percepire un equilibrio suggestivo tra natura e opera dell’uomo. Il suono costante dell’acqua si unisce all’illusione ottica creata dalla scacchiera bianca e rosa delle pareti, rendendo questo luogo ancora più particolare. È una delle tappe fondamentali e iconiche da vedere all’Aquila, non solo perché a mio avviso è uno dei monumenti più esclusivi e conosciuti della città, ma anche perché questo luogo è stato per secoli legato alla vita quotidiana degli aquilani, la vita fatta di semplicità: qui, infatti, le donne utilizzavano l’acqua per lavare i panni.
Al di là della tradizione, questo luogo è a mio avviso per i diversi aspetti, uno dei monumenti più riconoscibili dell’intero Abruzzo.
Il contrasto tra la pietra bianca e quella rosata, insieme al suono costante dell’acqua, crea un’atmosfera difficile da dimenticare.
Se ami la storia ti consiglio il Tour l’Aquila storica.
San Vito alla Rivera e Porta Rivera
A pochi metri dalla fontana si trova la Chiesa di San Vito alla Rivera, piccolo edificio medievale che conserva il fascino delle antiche chiese di quartiere.
Purtroppo però l’ho trovata chiusa. Nelle immediate vicinanze si incontra anche Porta Rivera, uno degli accessi storici alle mura cittadine.
È una zona che ti consiglio di vivere con calma e senza fretta, soprattutto se vuoi capire come il centro storico dell’Aquila non sia fatto soltanto dalle grandi piazze, ma anche da angoli più raccolti.
L’Oratorio di San Giuseppe dei Minimi e San Giuseppe Artigiano
Risalendo verso il centro si arriva nel quartiere di San Pietro.
Qui vale la pena fermarsi all’Oratorio di San Giuseppe dei Minimi, un edificio che ha attraversato diverse trasformazioni architettoniche nel corso dei secoli.
Accanto sorge la Basilica di San Giuseppe Artigiano, anticamente dedicata a San Biagio d’Amiterno. Le sue origini medievali convivono con gli interventi successivi che ne hanno modificato l’aspetto.
Tra gli elementi più importanti custoditi all’interno spicca il monumento funebre dedicato a Pietro Lalle Camponeschi, una delle opere più significative dell’arte aquilana del Quattrocento.
Sul lato opposto della piazza compare la Chiesa di Santa Caterina Martire, uno degli edifici religiosi più originali della città, trovata chiusa al pubblico.
Costruita nel XVIII secolo, si distingue per la pianta ellittica, soluzione architettonica particolare nel panorama cittadino.

La Basilica di San Bernardino
Dalla zona della Rivera e dei quartieri storici il mio itinerario prosegue verso uno dei monumenti che più mi hanno colpito: la Basilica di San Bernardino.
Tra tutti i monumenti dell’Aquila, è forse quello che più colpisce il visitatore.
La lunga scalinata che conduce alla facciata rinascimentale crea un effetto scenografico straordinario. La costruzione della basilica iniziò nel 1454 e l’edificio fu completato nel 1472; la facciata che vediamo oggi è il grande capolavoro rinascimentale realizzato da Cola dell’Amatrice tra il 1525 e il 1542.
Costruita per custodire le reliquie di San Bernardino da Siena, la basilica rappresenta uno dei capolavori artistici dell’intero Abruzzo.
La facciata è considerata una delle più importanti opere rinascimentali dell’Italia centrale. L’interno, ricostruito in forme barocche dopo il terremoto del 1703, custodisce il monumentale mausoleo del santo.
Io ho visitato la basilica anche internamente e posso dirti che vale la pena prendersi qualche minuto per osservare l’insieme degli spazi e dei dettagli davvero magnifici.
Quando arrivi davanti alla basilica, prenditi qualche minuto per osservarla dal basso: la scalinata e la facciata creano un colpo d’occhio che difficilmente passa inosservato.

Piazza Duomo: il cuore dell’Aquila
Dalla Basilica di San Bernardino puoi proseguire verso Piazza Duomo.
Ogni città ha una piazza che ne rappresenta l’anima. Per L’Aquila questa piazza è Piazza Duomo.
Ampia, luminosa e circondata da edifici storici, continua a svolgere il ruolo che ricopre da secoli: essere il centro della vita cittadina. A renderla ancora più particolare c’è anche una piccola stradina decorata con ombrelli colorati, un angolo che regala una fotografia davvero originale e un tocco di colore in uno dei luoghi più importanti dell’Aquila.
Qui si affacciano alcuni degli edifici più importanti della città, tra cui il Palazzo Arcivescovile, Palazzo Federici e Palazzo Betti.
Alle estremità della piazza si trovano inoltre le Fontane Vecchie, presenza storica del paesaggio urbano aquilano.
La Cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio
Sul lato principale della piazza si erge la Cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio.
L’edificio attuale è il risultato di numerose ricostruzioni avvenute dopo i terremoti che hanno colpito la città. La facciata neoclassica conferisce al complesso un aspetto solenne e domina uno dei lati di Piazza Duomo.
Durante la mia visita ho visto la Cattedrale dall’esterno, senza poter accedere agli interni, ancora interessati dai lavori di ricostruzione dei gravissimi danni del terremoto all’edificio. Per questo, quando arriverai davanti al Duomo, potrai ancora vedere concretamente come la ricostruzione faccia parte del presente dell’Aquila.
Santa Maria del Suffragio
Pochi metri separano il Duomo dalla Chiesa di Santa Maria del Suffragio, meglio conosciuta come Chiesa delle Anime Sante.

Costruita dopo il terremoto del 1703, è considerata uno dei migliori esempi di barocco aquilano.
La facciata, con il suo movimento elegante e la grande cupola che emerge alle spalle, rappresenta uno degli scorci più celebri della città.
Durante la mia visita ho avuto modo di entrare nella chiesa, potendo quindi apprezzarne anche gli spazi interni e non soltanto la scenografica facciata.
Piazza Palazzo e la Torre Civica
Lasciata Piazza Duomo si raggiunge Piazza Palazzo, centro del potere civile fin dal Medioevo.
Qui domina Palazzo Margherita, storica sede municipale, mentre accanto si trova la Torre Civica, uno dei simboli più riconoscibili della città.
Le ho viste solo di passaggio dall’esterno, perché al momento erano chiuse. Nei secoli la Torre Civica ha assunto numerose funzioni: punto di osservazione, sede dell’orologio pubblico e riferimento per la vita cittadina. Ancora oggi mantiene un forte valore simbolico per gli aquilani.
Piazza Santa Margherita e il Palazzetto dei Nobili
Sul retro di Palazzo Margherita si apre Piazza Santa Margherita, conosciuta anche come Piazza dei Gesuiti.
Qui si affaccia il Palazzetto dei Nobili, raffinato edificio seicentesco che unisce funzioni civili e religiose.
Gli interni barocchi e la facciata elegante testimoniano l’importanza delle famiglie nobiliari nella storia cittadina.
La piccola Chiesa del Crocifisso
Prima di proseguire verso il Forte Spagnolo vale la pena raggiungere la Chiesa del Crocifisso.
Piccola, raccolta e spesso ignorata dai visitatori frettolosi, rappresenta una delle sorprese più piacevoli dell’itinerario.
La semplicità della facciata e l’atmosfera silenziosa degli interni offrono un altro piccolo tassello di una giornata trascorsa tra monumenti, piazze e testimonianze di una città che ha saputo reinventarsi senza perdere la propria identità.
Palazzo dell’Emiciclo e l’Aquila contemporanea
Proseguendo nella passeggiata puoi incontrare anche il Palazzo dell’Emiciclo, uno degli edifici più eleganti dell’Aquila.
Realizzato alla fine dell’Ottocento e oggi sede del Consiglio Regionale d’Abruzzo, deve il suo nome alla grande esedra semicircolare che caratterizza la facciata.
Il porticato ionico, i busti dedicati a illustri personalità abruzzesi e la posizione accanto al parco cittadino lo rendono uno degli edifici più interessanti da osservare durante la passeggiata.

Non lontano si trova anche l’Auditorium del Parco, progettato da Renzo Piano.
I tre volumi geometrici rivestiti in legno creano un forte contrasto con gli edifici storici circostanti e testimoniano la volontà della città di guardare al futuro senza dimenticare il proprio passato.
Durante la mia passeggiata ho potuto vedere anche dall’esterno il Teatro Comunale dell’Aquila, ancora interessato dai lavori di ristrutturazione.
È proprio questo contrasto tra antico e contemporaneo che secondo me rende particolarmente interessante visitare L’Aquila oggi.
Basilica di Collemaggio: il gran finale dell’itinerario
Terminata la visita del centro storico dell’Aquila, il mio itinerario prosegue verso la Basilica di Collemaggio.
Io sono partito dalla fontana nei pressi del Castello e ho attraversato prima il cuore della città, arrivando poi in questa zona dove la basilica si presenta in tutta la sua imponenza, affacciata su un’ampia distesa di verde.
La Basilica di Santa Maria di Collemaggio è uno dei luoghi simbolo dell’Aquila e dell’intero Abruzzo.
La sua storia è legata alla figura di Pietro del Morrone, il futuro papa Celestino V, al quale è tradizionalmente legata la fondazione della basilica.
All’interno della basilica sono custodite le spoglie di Celestino V, che riposano nel suo mausoleo.
Nel corso dei secoli l’edificio ha subito numerose modifiche e interventi, dovuti sia all’evoluzione dell’architettura sia agli eventi che hanno segnato la storia dell’Aquila. Saccheggi, guerre e soprattutto terremoti hanno lasciato il loro segno sulla basilica.

La facciata della Basilica di Collemaggio
La prima cosa che colpisce arrivando a Collemaggio è sicuramente la sua facciata, caratterizzata dall’inconfondibile alternanza di marmi bianchi e rossi.
Il motivo geometrico rende immediatamente riconoscibile l’edificio e rappresenta uno degli elementi più caratteristici dell’architettura aquilana.
Sono presenti tre portali di ingresso, ciascuno sormontato da un rosone gotico. Quello centrale, più grande rispetto ai due laterali, appartiene alla parte più antica della facciata ed è stato rinnovato nel XIV secolo.
Il portale è caratterizzato da una successione di archi concentrici a tutto sesto, mentre nella lunetta superiore si trova l’immagine della Madonna con Bambino.
Sul lato sinistro della facciata si trova uno degli elementi più importanti legati alla storia della basilica: la Porta Santa, protagonista della tradizionale Perdonanza Celestiniana, la celebrazione legata al perdono concesso da Celestino V nel 1294.
Un particolare che rende immediatamente riconoscibile Collemaggio è proprio il motivo geometrico della facciata, realizzato alternando marmi bianchi e rossi e creando una decorazione che rappresenta uno dei simboli visivi più forti della città.
Sul lato destro si può inoltre osservare il torrione a pianta ottagonale, elemento che contribuisce a rendere ancora più particolare il profilo della basilica.
L’interno della Basilica di Collemaggio
Entrando nella basilica, l’ambiente si sviluppa su tre navate, caratterizzate da dimensioni differenti, con separazione degli spazi affidata a una serie di alti archi ogivali, sostenuti da robuste colonne dalla caratteristica pianta ottagonale.
Percorrendo le navate e osservando le pareti laterali, soprattutto quella destra, si possono ancora riconoscere i resti di antichi affreschi, testimonianze preziose delle diverse fasi decorative che hanno interessato la basilica nel corso della sua lunga storia.
Anche la copertura dell’edificio ha subito importanti trasformazioni. Durante i restauri del Novecento venne eliminata la precedente volta a cassettoni di epoca barocca, sostituita dall’attuale struttura lignea.
Il transetto risale invece a un intervento settecentesco ed è collegato alla navata attraverso tre archi trasversali. Magnifico ammirare questo dettaglio di intersezione perpendicolare.
Nella zona dell’abside lo spazio è suddiviso in tre parti e, sul lato destro, si trova il mausoleo di papa Celestino V, uno dei punti più significativi della visita.
Il coro è particolarmente profondo e occupa ben due campate. Al suo interno sono presenti colonnine a pianta ottagonale, completate da capitelli finemente decorati, che aggiungono ulteriori dettagli alla ricchezza architettonica della basilica.
Visitare Collemaggio significa quindi entrare in uno dei luoghi più rappresentativi dell’Aquila, dove architettura, storia e spiritualità si intrecciano e raccontano secoli di vita della città.

Visitare L’Aquila: la mia esperienza
La mia esperienza in questa città si è trasformata, più che in una semplice visita, in una passeggiata attraverso una città da ascoltare. L’Aquila non racconta soltanto monumenti, chiese e palazzi, ma fa percepire una storia lunga quasi otto secoli, fatta di terremoti, ricostruzioni, arte e soprattutto di semplicità e grande orgoglio aquilano.
L’Aquila oggi non è soltanto una città da osservare attraverso le ferite del terremoto. È una città che sta tornando a vivere e che merita di essere scoperta per la sua arte, la sua architettura, il suo patrimonio storico e per il particolare rapporto che mantiene con le montagne e il territorio abruzzese.
Durante la mia passeggiata ho avuto modo di vedere alcuni monumenti soltanto dall’esterno, perché chiusi o ancora interessati dai lavori, mentre altri ho potuto visitarli anche internamente. E credo che sia proprio questa una delle caratteristiche più interessanti di una visita all’Aquila oggi: non tutto è ancora concluso, ma proprio per questo puoi vedere una città nel pieno della sua trasformazione.
Se hai un giorno a disposizione, puoi scoprire molti dei luoghi più importanti dell’Aquila seguendo un itinerario a piedi, ma il mio consiglio è di non avere fretta. Fermati nelle piazze, osserva le facciate dei palazzi, entra nelle chiese quando possibile e lasciati guidare anche dalle strade meno conosciute.
Se invece hai due o tre giorni, puoi rallentare il ritmo e dedicare più tempo ai musei, goderti la piazza con gli artisti di strada che regalano musica, osservare gli edifici storici e andare alla scoperta delle realtà del territorio che circondano la città, magari trasformando la visita dell’Aquila in un viaggio più ampio alla scoperta dell’Abruzzo.
Quello che porto con me da questa esperienza è soprattutto la sensazione di aver conosciuto una città che non vuole essere ricordata soltanto per il terremoto, ma per la propria identità, la propria storia e per la capacità delle persone di continuare a viverla e a valorizzarla.
Io sono certo che L’Aquila riuscirà a sorprenderti, non soltanto per ciò che è stata, ma soprattutto per ciò che sta tornando a essere.
E forse è proprio questo il modo migliore per visitare L’Aquila oggi: non cercare una città rimasta ferma al 2009, ma scoprire una città che continua a vivere, ricostruirsi e guardare avanti.
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